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  • Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)
  • Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
  • Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)
Marmo Rosso Verona per la Maternità  (dal n. 669 L'Informatore del  Marmista)

Marmo Rosso Verona per la Maternità (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Realtà virtuale (dal n. 669 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose  (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Macchine virtuose (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)

Al Cibart di Carrara (dal n. 667 L'Informatore del Marmista)



SOMMARIO
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Articolo del mese
Le pietre della Scandinavia di Laura Fiora
Le acque reflue derivano dal processo di produzione del TiO2 (biossido di titanio), ottimo pigmento bianco di largo consumo industriale, e sono costituite da una soluzione acquosa di acido solforico contenente principalmente solfato ferroso. Un tempo tale soluzione veniva scaricata in mare, previa parziale neutralizzazione, in zone dove si pensava che fosse favorita la sua dispersione (lontananza dalle coste, presenza di correnti marine, profondità del fondale, etc.).

La pratica sopra indicata è stata da tempo abbandonata e sostituita della accurata neutralizzazione della soluzione acida mediante aggiunta di un componente a carattere basico, di basso costo e facile reperibilità: un materiale calcareo come la “marmettola” (residuo della lavorazione dei marmi) con cui reagisce secondo lo schema di massima:
...È evidente che la possibilità di ottenere solfato di calcio con tenori di idrossido ferrico molto bassi, e quindi di colore bianco, può enormemente avvantaggiare il suo utilizzo in quanto sarebbe perfettamente eguale (previa eventuale essiccazione) al gesso naturale ottenuto per escavazione. In certi casi potrebbe anche risultare addirittura più puro.
Il problema si sposta quindi nel separare il ferro (presente essenzialmente come solfato ferroso) nella soluzione acida iniziale prima di effettuare l’aggiunta del materiale calcareo di neutralizzazione (che ora deve essere anch’esso bianco, es. la “marmettola” da marmo bianco) e la conseguente precipitazione del solfato di calcio (gesso chimico) ad elevata purezza.
Questo procedimento può essere eseguito con particolari procedure (alcune in fase di studio, anche appaiono già specifici brevetti in proposito) che portano tutte alla precipitazione del ferro della soluzione reflua iniziale, essenzialmente come Fe(OH)3, di bassissima solubilità e di colore rosso-ruggine. La sua natura colloidale e la sua consistenza voluminosa necessita di una specifica metodologia di separazione dalla “soluzione madre” contenente l’acido solforico residuo.
Dopo questo trattamento, la soluzione contiene ora solamente acido solforico e può essere additivata con materiale calcareo (la “marmettola” bianca, appunto) ottenendo solfato di calcio solido (che precipita) ed anidride carbonica gassosa (che si evolve). Il solfato di calcio CaSO4 ottenuto (gesso chimico) è ora di colore bianco, e può essere opportunamente essiccato in modo da renderlo completamente simile al gesso naturale. Piccolissime tracce di ferro residuale eventualmente presenti non alterano la qualità e le caratteristiche del prodotto.
...Con il processo globale indicato si ottiene quindi il completo e simultaneo riutilizzo di due ingombranti scarti di lavorazione: quello derivante dalla preparazione del biossido di titanio e quello derivante dalla lavorazione (segagione e lucidatura) del marmo bianco. Conseguentemente, verrebbero risparmiate vaste aree di territorio da processi di escavazione del gesso naturale e dal conseguente degrado ambientale. Si noti, ad esempio, che la quantità di gesso chimico prodotto in grande impianto toscano ammonta attualmente a diverse centinaia di migliaia di tonnellate/anno.

 

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